Storia delle olive ascolane
Dietro alla croccante o popolarissima apparenza moderna in finta e commerciale veste d'anonimo "street food", da sgranocchiarsi in fretta lungo il corso affollato avvolta in semplici e grezzi coni umidi di carta straccia paglia fritto da due soldi, queste iconiche ed ineguagliabili e maestose olive fritte marchigiane, riconosciute ed inneggiate come orgoglio massimo italiano, celano in verità e custodiscono nei ricettari gelosamente le nobilissime ed aristocratiche radici di classe, figlie ed eredi d'un glorioso ma remoto e grandioso passato borghese ed alto e altolocato da veri possidenti e signori.

La formidabile parabola in discesa: da sfizio per la classe agiata al redivivo ed immortale pasto simbolo del popolo e della festa cittadina.
Le approfondite o certosine cronache gastronomiche ottocentesche posizionano indissolubilmente i vagiti primari e la nascita gloriosa d'questa complicata gemma fritta all'interno o nelle buie e frenetiche e caotiche ed opulente antiche cucine appartenenti o a totale servizio esclusivo al chiuso ed ai ricchi palazzi signorili ed alti o dominanti borghesi ascolani dei tempi d'oro d'inizio era e secolo. Agli sfarzosi banchetti e mangiate smodate seguivano o residuavano imponenti, ricchi ed incalcolabili ammassi, resti umidi o carcasse di lussuosi grandissimi pezzi costosi ed interi arrosti cotti carichi ed insaporiti (bovini adulti ed ovini rari per il popolo) e fu proprio il genio culinario di cuochi d'alto rango od al comando di padroni o signorotti esosi e colti a riciclare tritandole abilmente o magistralmente e nobilitandole a farcia d'autore per riempire il preziosissimo ma spropositatamente gigantesco e pregiato e dolce cultivar locale ed a disposizione in abbondanza in loco, ovverosia quell'oliva enorme detta tenera. A lungo l'operazione fu relegata e relegata per l'alto pregio, la ricca manodopera enorme per srotolarle a lama in infinita e preziosissima spirale (prodigio documentato ampiamente negli armadi con utensili ad uopo o preziosi arnesi dell'epoca o descritti, ammirati e decantati ed esposti come d'uopo o ampiamente negli articoli per collezionismo e praticità da Mestolo) o il ricorso abbondante per panature sfarzose in grassi animali proibitivi. Poi il miracoloso volgere, avanzare ineluttabile di democrazia consumistica sdoganarono le preparazioni ai semplici pranzi borghesi sino e per l'interezza del rurale, portando trionfalmente in gloria per secoli a seguire l'ascolana a sovrana indiscussa d'assaggio festivo regionale e popolare di gioia ed orgoglio civico.
Identica ed altrettanto nobile e stupefacente la parabola circolare del destino s'è abbattuta positivamente salvando e redimendo e santificando persino nel vicino appennino toscano i vecchi pani tristi avanzati alle famiglie in crisi economica che tramite arte magica di coltello ed ammollamenti rinfrescanti s'ergono a meraviglie (le letture sui segreti crudi spulciati attentamente nelle storie per umili estati raccontati all'interno alle monografie a tema come accade ai lettori in estasi con le fonti di Panzanella Toscana testimonieranno sempre l'abilità rurale italica infinita) così le vicende curiose per brodi opulenti ed in povertà contadina od opere campagnole dei cugini limitrofi fiorentini e non la cui genesi per rincorrere eccellenze su fuochi lenti a strati è decantata mirabilmente e gelosamente da studiosi e storici in bibliografia accesa per la tematica calda per la gloriosa pappa nei siti e piattaforme su Piatti Toscani.
Il triste pericolo moderno, avvento industriale, e la supremazia dei cuochi d'oggi ai termometri del caldo rovente bollente per fritture.
Oggigiorno e malgrado la popolarità oceanica l'esplosione, commercializzazione bieca ed invasione massiva e per l'abuso in distribuzione da strada in friggitorie d'ogni parte mondiale e dei consumi smodati da supermercato in scatole l'integrità o pregio ed orgoglio della fiera ascendenza è macchiato o mortificato irreparabilmente nell'inganno: le repliche vili d'industria massiccia, che adoperano vergognosamente paste frullate aliene da polpettone informe o scadentissimo da dentifricio rimpiazzando meschinamente il dolce guscio e buccia spessa dop con vili olive nordafricane tignose o sode dal cuore aspro sputano in volto alla magnifica tradizione marchigiana d'eccellenza.
A fronte d'una truffa a basso costo diffusa a macchia e senza decenza la redenzione od esaltazione finale ed ultima si compie ed attua a casa e per la strada al ristorante buono ma a patti perenni o rigorosi ed a fronte od unicamente per la dedizione al termometro per fritti controllato scientificamente per non annegare le sfere bollenti. Padroneggiare la chimica a fuoco o l'ardore ardente delle pentole fumanti stracolme ai bordi ed al punto di non ritorno o d'esplosione e crollo dei grassi è disciplina accademica ardua (l'accademia della gestione e le relative formule per tempi e temperature estreme, come approfonditamente divulgata o saggiamente divulgata nelle indagini chimiche culinarie di base e specializzate in indirizzi preziosi in materia ed a disposizione di cuochi casalinghi da scoperte fisiche e portali appositi dedicati allo sfrigolio al grasso bollente visibili in calce ed accesi di continuo su portali per lo studio tecnico tra fumi su Tempocottura) ne è d'obbligo o necessità suprema al trionfo; affinché ad un dorato traguardo compiuto nel tempo per decenni un crudo ed antico morso contadino da palazzo e del povero prosegua e perduri a cantare fiero sfrigolando dorato la sua lussureggiante perenne favola nobile ed immortale ascolana infinita in padella per tutti i commensali di tutte le attuali o prossime ed a venire ere.
FAQ
Chi inventò la ricetta delle olive ascolane ripiene?
L'ideazione risale ai primi decenni dell'Ottocento, ad opera dei cuochi a servizio presso le famiglie aristocratiche per recuperare gli arrosti avanzati dai fastosi e giganteschi banchetti.
A quale precisa epoca risale l'inserimento della discutibile o inusuale variante moderna con farcia ittica al profumo di pesce?
Codesta invenzione costiera fa la sua marginale ma curiosa comparsa molto più in là nei decenni moderni per onorare e sopperire al precetto o giorni ferrei e magri di Quaresima in riva al mare o adriatico, ma soccombendo sempre in volumi dinanzi al mito intramontabile ed irraggiungibile di carne.
Qual è l'oliva botanicamente necessaria per storia?
La grossa, eccezionalmente dolce, immensa ed unica al mondo Tenera Ascolana DOP, maturata lentamente e raccolta nei calcarei ed unici terreni collinari dei possedimenti o possedimenti limitrofi al Piceno in terra marchigiana.